Storia dei computer

Nel 1939 Konrad Zuse realizzò lo Z1, il primo calcolatore elettromeccanico programmabile basato sul sistema binario, che anticipava l’architettura dei computer moderni distinguendo tra unità di memoria e unità di calcolo. Questo progetto, insieme agli studi di John Vincent Atanasoff, che inventò la memoria rigenerativa, fu fondamentale per lo sviluppo dell’architettura di von Neumann. Lo stesso anno, Atanasoff e Clifford E. Berry costruirono l’Atanasoff Berry Computer (ABC), il primo computer digitale totalmente elettronico, che introdusse innovazioni come l’uso dei numeri binari, il calcolo parallelo, le memorie rigenerative e la separazione tra dati e istruzioni. Questi primi calcolatori erano considerati macchine per eseguire calcoli velocemente, evoluzione delle calcolatrici usate durante la Seconda Guerra Mondiale, ma erano molto lenti e spesso rimanevano inattivi tra un input e l’altro.

Nel 1944 fu costruito il Colossus presso il GCHQ di Bletchley Park, parte del progetto di Alan Turing per decifrare i messaggi tedeschi prodotti da Enigma. A Bletchley Park si riunirono esperti di enigmistica, matematici e tecnici per interpretare migliaia di messaggi segreti intercettati quotidianamente. Il Colossus, macchina Turing-completa, fu fondamentale per la guerra e rimase segreto fino agli anni Novanta, quando i documenti furono declassificati. Nel frattempo, tra il 1944 e il 1951, l’esercito statunitense sviluppò enormi calcolatori a valvole come l’ENIAC e l’EDVAC, quest’ultimo uno dei primi con programma memorizzato. L’ENIAC, presentato con grande clamore, influenzò la cultura popolare e fu definito “cervello elettronico”.Nel 1948 fu realizzato lo Small Scale Experimental Machine (SSEM), noto come Manchester Baby, il primo computer elettronico a programma memorizzato e basato sull’architettura di von Neumann. Negli anni Cinquanta si svilupparono nuove tecnologie: nel 1950 fu realizzata la prima unità a nastro e si concepì l’interfaccia a schermo, poi prodotta nel 1965; nel 1954 la Texas Instruments iniziò la produzione in serie dei transistor, che avevano debuttato nel 1947; nel 1955 IBM adottò le memorie a nuclei di ferrite, più economiche e durature, usate fino agli anni Settanta. Il primo computer totalmente transistorizzato fu il TX-0 del 1956.

Nel 1951 fu consegnato l’UNIVAC I, il primo computer commerciale statunitense, progettato da Eckert e Mauchly, già creatori dell’ENIAC. L’UNIVAC I fu consegnato all’U.S. Census Bureau e rappresentò un passo importante nella diffusione dei computer. Nello stesso anno, la Marina Militare degli Stati Uniti finanziò il progetto Whirlwind al MIT, un simulatore di volo elettronico che divenne il primo computer a reagire in tempo reale alle azioni dell’utente. Jay Forrester, a capo del progetto, convinse la Marina a trasformarlo in un computer general purpose, ma i fondi rischiarono di essere tagliati fino all’inizio dei test nucleari sovietici nel 1949, che spinsero l’Aeronautica a commissionare un sistema di allarme basato su Whirlwind. Nel 1951 Whirlwind dimostrò la sua efficacia tracciando rotte di aerei e calcolando traiettorie d’intercettazione, diventando il cuore del Progetto Lincoln e del sistema SAGE, operativo dal 1964.

In Unione Sovietica, nel 1953 Sergej Lebedev progettò il BESM, il primo computer sufficientemente piccolo, ma il progetto non fu prodotto in serie a causa di opposizioni politiche e fu abbandonato nel 1967. Il sistema SAGE, dislocato su tutto il territorio statunitense con 23 centri operativi, era dotato di computer e poteva ospitare fino a 50 operatori per centro. Sebbene non impiegato in combattimento, SAGE favorì la nascita della Silicon Valley dell’Est e l’inserimento della tecnologia informatica nel mondo degli affari, portando alla creazione di sistemi come SABRE per la biglietteria aerea.

In Italia, nel 1957, il Centro Studi dell’Università di Pisa realizzò la Calcolatrice Elettronica Pisana (CEP), un progetto interamente italiano nato dall’esigenza di disporre di una calcolatrice elettronica per la ricerca scientifica. Enrico Fermi fu tra i promotori dell’idea, e il progetto coinvolse anche Olivetti, che ne trasse spunto per lo sviluppo del calcolatore ELEA.

Nel 1960 la Digital Equipment Corporation (DEC), fondata da Kenneth Olsen e Harlan Anderson, lanciò il PDP-1, un computer interattivo con monitor a tubo catodico integrato, capace di essere personalizzato dagli utenti avanzati grazie al suo standard aperto. Nonostante le vendite limitate, il PDP-1 fu un successo tecnico e ispirò la diffusione di computer più piccoli e accessibili.

Negli anni Sessanta, la diffusione dei computer negli Stati Uniti crebbe rapidamente, passando da 2.500 nel 1958 a 63.000 nel 1969. Joseph C.R. Licklider, psicologo e partecipante al progetto SAGE, teorizzò la simbiosi uomo-macchina, immaginando reti di terminali interattivi collegati a computer centrali con vaste biblioteche di dati. Il Progetto MAC del MIT studiò l’impiego su larga scala dei computer con il time-sharing, che permetteva a molti utenti di accedere contemporaneamente alle risorse. Licklider, assunto dall’ARPA, finanziò la prima comunità virtuale e lo sviluppo di tecnologie come tastiere Teletype, il codice ASCII e la prima sketchpad.

Douglas Engelbart, ingegnere californiano, sviluppò con i fondi dell’aeronautica, NASA e ARPA, innovazioni fondamentali per il personal computer moderno: il mouse, le finestre di dialogo, la videoscrittura a tutto schermo, l’ipertesto e l’aiuto contestuale. Queste invenzioni furono cruciali per l’evoluzione dell’interazione uomo-computer.

Nel 1965 la DEC lanciò il PDP-8, il primo minicomputer, piccolo, leggero e relativamente economico, che trovò largo impiego in laboratori e scuole. Il nome “minicomputer” fu coniato in modo scherzoso nei laboratori DEC, ispirandosi alla minigonna. Il PDP-8 scatenò la corsa verso computer sempre più piccoli e potenti, sfidando il dominio dei mainframe IBM.

Nel 1965 Olivetti presentò il Programma 101, considerato da alcuni il primo personal computer della storia, mentre in Europa l’azienda pubblica Selenia sviluppò il Gp-16, uno dei primi microcalcolatori di terza generazione, usato in applicazioni industriali come torri di controllo aeroportuali e centrali telefoniche.

Nel 1970 Xerox PARC sviluppò lo Xerox Alto, un computer rivoluzionario dotato di display bitmap a finestre sovrapponibili, la prima stampante laser, la rete Ethernet e il linguaggio orientato agli oggetti Smalltalk. Sebbene rimasto un concept, l’Alto ispirò il progetto Xerox Star, il primo computer commerciale con interfaccia grafica a icone e mouse, che influenzò profondamente l’informatica successiva, inclusi Apple Macintosh e Microsoft Windows.

Nel 1973 l’istituto francese INRA realizzò il Micral N, il primo microcomputer commerciale basato su microprocessore Intel 8008, segnando un passo importante verso la miniaturizzazione e l’accessibilità dei computer.

Nel 1975 la MITS di Albuquerque lanciò l’Altair 8800, un kit basato sul processore Intel 8080, che divenne il primo microcomputer di successo commerciale accessibile al grande pubblico. L’Altair, concepito come un minicomputer, aveva un’architettura aperta e usava periferiche simili a quelle dei computer più grandi.

In Italia, nello stesso periodo, due giovani ingegneri dello CSELT di Torino svilupparono l’MD 800, il primo microcomputer italiano con caratteristiche tipiche dei futuri personal computer, dotato di processore Intel 8080, memoria RAM e EPROM, monitor monocromatico, tastiera estesa e varie interfacce per floppy disk, nastri, stampanti e seriali. Questo progetto portò alla fondazione della società DMD Computers nel 1977.

Sempre nel 1975, Olivetti presentò il P6060, il primo minicomputer venduto come sistema pre-assemblato funzionante, con lettore di floppy disk incorporato, display alfanumerico al plasma, stampante termica grafica, 48 KB di RAM e linguaggio Basic. Il P6060 si confrontava con l’IBM 5100, che però aveva il floppy disk esterno. Solo nel modello successivo, il P6040, Olivetti adottò il microprocessore.

Questi sviluppi segnarono la transizione dal computer come macchina esclusiva per grandi istituzioni a strumenti più accessibili e interattivi, aprendo la strada all’era dei personal computer e alla diffusione capillare dell’informatica nella società e nell’industria. La storia dei computer, dalle origini elettromeccaniche e belliche fino ai microcomputer degli anni Settanta, testimonia un progresso tecnologico rapido e rivoluzionario, che ha trasformato radicalmente il modo di lavorare, comunicare e vivere. L’evoluzione dei computer ha visto un passaggio fondamentale dall’uso di valvole e relè a transistor e microprocessori, con un costante miglioramento delle prestazioni, della miniaturizzazione e dell’interattività. Le innovazioni introdotte da pionieri come Zuse, Atanasoff, Turing, Forrester, Licklider e Engelbart hanno posto le basi per l’informatica moderna, influenzando non solo la tecnologia ma anche la cultura e l’economia globale.

L’importanza dei progetti militari e di ricerca, come Colossus, ENIAC, Whirlwind e SAGE, ha dimostrato come la necessità di risolvere problemi complessi e urgenti abbia accelerato lo sviluppo dei calcolatori elettronici. Parallelamente, la nascita di aziende come DEC, Olivetti e Xerox ha favorito la diffusione di computer sempre più accessibili e versatili, aprendo la strada all’informatica personale.

L’interazione uomo-macchina, teorizzata da Licklider e realizzata da Engelbart, ha rivoluzionato il modo di utilizzare i computer, introducendo concetti come il time-sharing, le interfacce grafiche e i dispositivi di input innovativi. Questi progressi hanno reso possibile la creazione di ambienti di lavoro collaborativi e di comunità virtuali, anticipando l’era di Internet e della comunicazione digitale.